Di cinema ne so come tutti quelli che si divertono a vedere i film, niente di più.
Però mi rendo conto che in effetti nel mio karma (prima ancora che professionale, personale) ci sono i
registi.
Giorgio l'ho conosciuto quando entrambi ci occupavamo di musica, ed eravamo entrambi giovani di belle speranze e futuro incerto. Allora lavorava per una delle case discografiche che io frequentavo intervistando artisti per le radio private, nella speranza di rendere concreto il sogno di scrivere (e allora sembrava così poco praticabile...).
Anche lui aveva un sogno: fare cinema. Come staccava il lavoro lì, in una Milano che non gli piaceva per niente, lavorava alla sceneggiatura del suo primo film, e io gliela rileggevo perchè temeva fosse in un italiano sgrammaticato, visto che lui era bilingue.
MI insegnò un sacco di cose sul cinema, come tutti i ragazzi che hanno una passione: mi abituò a vedere in film in lingua originale, a sopportare e poi apprezzare i sottotitoli, persino a tollerare Wim Wenders e scoprire Leos Carax. Poi andò via da Milano: aveva affetti e ambizioni altrove.
Come pegno per la compagnia che ci eravamo fatti, in una città che lui sentiva ostile e vuota, mi regalò una videocassetta del suo primo corto "The Nickel Odeon type", numerata da lui personalmente (è la numero 2).
La cosa mi fece sorridere: pensai "beato che ci crede, ai suoi sogni". Anche se, ovviamente, la conservai.
Ora che Giorgio Serafini è sotto megacontratto Titanus dopo il grande successo di "Orgoglio" da lui diretto e sta girando fiction per Mediaset pensando al suo prossimo lungometraggio, ha una solidità economica inimmaginabile allora e una bellissima sposa americana, riguardo la video cassetta e dico "cavolo, aveva ragione lui".
(Manuel, adesso aspetto te...)
Il mio articolo su Ciak