Ci sono anch'io, e manco so come sia successo.
Non sapevo nulla di loro: ho visto un bando, ho spedito poco convinta un'email. L'hanno letta, mi hanno messa nel libro. Sono molto simpatici, per lettera.
Ho sentito parlare molto bene di loro. Così, vado lì per conoscerli, innanzitutto. E poi per vedere che effetto fa stare in un diario poetico (che ancora non ci credo)
PRESENTAZIONE DE
"il Segreto delle Fragole"
Lietocolle editore
24 novembre 2006 - ore 18,00
Mondadori Multicenter, Via Marghera 28 Milano
relatori: Michelangelo Coviello, Umberto Fiori, Gilberto Isella
(e con questa di presentazioni finora ne ho fatte tre: non ci posso ancora credere. Fino a ieri manco me lo immaginavo nei miei più bizzarri sogni)
Non sono in molti ad avere trattato questa notizia, apparsa su molti media e sui quotidiani nazionali, come una brutta storia tra un ladro e un vigile che non si è capito perchè si è comportato come se fosse Serpico. E forse non lo si saprà mai. Radio Popolare sì: e io sono orgogliosa di essere "collaboratrice volontaria" da tanti anni a una radio cui interessa sempre evidenziare le cose storte, storte in tutti i sensi.
E’ stato il vigile urbano di Binago, un paesino di meno di 4000 anime ai confini tra le province di Como e Varese, a sparare all’auto dove c’era Roberto Vailatti, un torinese Sinti di 31 anni – di professione giostraio - sorpreso mentre rubava in una casa del paese. Detto così, sembra quasi normale: un rappresentante delle forze dell’ordine che difende sé e la sicurezza della comunità arrivando purtroppo a gravi conseguenze. Poi emerge che il vigile non era in servizio ma aveva la pistola, che l’inseguimento si è concluso con un tiro ai copertoni che ha raggiunto con due colpi la schiena del ladro, che il ladro, ferito a morte, è stato portato al pronto soccorso della vicina Tradate da una misteriosa alfa 164 di cui non si conosce l’occupante, perciò non attraverso le forze dell’ordine. Le ricostruzioni, naturalmente, sono ancora frammentarie , sommarie, lacunose e non ufficiali.
Ma che questa sia una brutta storia, da tutte le parti la si guardi, sembra essere l’unico fatto assodato, nella dinamica di una sparatoria tra le forze dell’ordine e un rappresentante di una delle comunità al margine, sinonimo di nomadismo e irregolarità. Stamattina, davanti all’ospedale i parenti dell’ucciso hanno dovuto essere fermati da più di cinque gazzelle dei carabinieri di como, a cui sono state affidate le indagini: gridavano “assassini” alle forze dell’ordine, e non c’era verso di fermarli.
Da Varese Stefania Radman
La prima, quella del 28 ottobre alla libreria del Corso di Varese, me la sono persa causa malattia del figlio.