Lo ammetto: ho squittito come chi mi conosce sa, quando ho saputo che ad uno dei forum organizzati dall'Unione Industriali di Varese e moderati da diversi colleghi del Sole 24 Ore rappresentantivi dei vari argomenti, che per il forum "ricerca e innovazione" il moderatore sarebbe stato Luca De Biase.
De Biase era per me innanzitutto più che un uomo, un link (sotto il suo nome o sotto quello di Braudel) in cui mi imbattevo continuamente.
Poi l'ho conosciuto come esperto molto citato da coloro a cui dicevo che scrivevo in internet, poi un bell'acquisto - detto da lettrice - ad @lfa, ora Nova24, l'inserto tecnologico del Sole.
Conoscerlo qua, ai confini dell'impero, saltando le modalità standard della rete (commenti, poi mail, chat ecc..) mi metteva persino un po' soggezione.
Il suo forum tra l'altro è stato ben moderato, spremendo con efficacia sangue e vitalità a un argomento che tutti danno per scontato che sia freddo.
Ma non potevo fermarmi qui. Da una che fa parte di una redazione che fino a poco tempo fa era considerata una banda di matti, illusi di vivere solo on line, due paroline sulla nuova comunicazione ci volevano.
Eccole.
Sono rimasta senza fiato.
Ascoltando la radio, devo avere fatto la stessa faccia che hanno fatto probabilmente tutte le prime file del congresso di Confindustria (e, francamente, non l'avrei mai pensato...).
Il Presidente del consiglio ha stravolto a Vicenza tutti i canoni relazionali del parlare in pubblico: parlando al piccolo imprenditore e allo spettatore televisivo e radiofonico bypassando completamente il fatto che era al congresso di Confindustria, di fronte a una platea confindustriale. Un discorso di un populismo puro, gridato, roba da reality in crisi d'ascolto.
E' come se per Berlusconi i contesti fossero completamente scomparsi, e nel suo immmaginario fosse rimasta solo una grande platea televisiva, in grado di digerire solo i "dibattiti" fatti come si fanno a Buona Domenica.
L'audio delle sue parole più forti