Da sempre, la chiave più utilizzata per arrivare a questo blog - salvo che non si cercasse proprio me - è quella dello Svarione degli anelli. Gli estimatori di questo ciclo di parodie che circola solo su internet sono una montagna, e i contatti si infittiscono quanto più si sparge la voce che c'è in preparazione un nuovo episodio della saga (a proposito, preparatevi. E' presto, ma tenete le orecchie tese lo stesso...) . Lo sguardo di Nanni Moretti sulla società e sulla vita politica italiana - specie quella della sinistra - è di una lucidità straordinaria. Lucidità amara, ma necessaria e nemmeno data dalla maturità.
Sono andata al festival del film di Locarno a vedere parte della sua retrospettiva, e un cortometraggio dei primi anni '70 (lui aveva solo 19 anni!) lo prova. Ne ho scritto su Veresenews, insieme ad altre cose.
Poi ho letto cosa ha detto in conferenza stampa il giorno dopo, e ho pensato a una notte recente passata a parlare di politica. Dicevo proprio quello, con i miei interlocutori, a cui cercavo di spiegare illusioni e delusioni del mio impegno sociale, aldilà della professione, che ora non perseguo più, preferendo guardare e descrivere che fare.
E sono felice di aver letto che l'abbia detto lui: perchè le sue parole contano molto di più delle mie e colpiscono molta più gente.
(Anche se non abbastanza...)